Chi non ha il puntuale appuntamento settimanale con il supermercato? E' un appuntamento irrinunciabile: "ognuno adda tené chistu penziero". Se anche te ne dovessi dimenticare, ci pensano a rifrescarti la memoria le locandine pubblicitarie che in brevissimo tempo sono in grado si intasarti la buchetta delle lettere. E se non vuoi trasformarti in un Troisi in bicicletta che va a recuperarsi le proprie missive direttamente agli sportelli postali, sarà meglio che ti trasformi in Flash, piuttosto, per trasferirli il più rapidamente possibile nel bidone della raccolta differenziata. E se questo non dovesse bastare, ci penserà lo sguardo compassionevole del tuo frigorifero a ricordarti che è giunta l'ora. E quindi non potrai fare altro che che munirti di un paio di bustone vuote per la spesa e un paio di bustone già piene di tanta pazienza e... via! verso il pianeta del tre per due, dei punti fragola o del sottocosto. Libero di scegliere di quale morte morire: non è un bel vantaggio? Ma l'odissea del nostro viaggio comincia molto tempo prima: c'era una volta... la lista della spesa. Siamo tutti bravissimi con questo oggetto e incredibilmente fantasiosi: c'è chi ha la lavagnetta coi pennarelli (i più tradizionalisti con i gessetti), chi scrive post-it, chi ha il frigo parlante che emette un cicalino tutte le volte che qualcosa sta finendo (opzione che il proprietario ha deciso di disattivare dopo aver scoperto essere la causa del proprio esaurimento nervoso): insomma tutti hanno un modo per comporre questa fatidica lista. E' il nostro modo per esorcizzare il viaggio, il modo con cui ci vorremmo assicurare un rapido ritorno dal pianeta delle confezioni. Eppure, puntalmente, tanto puntualmente quanto l'urlo isterico che questo evento scatena, ci accorgiamo a metà strada di averla dimeticata a casa. Il resto del tragitto, che potrebbe essere utilizzato per fare una rapida ricognizione e recuperare dalla nostra memoria i beni di prima necessità moventi di questo viaggio verso l'infinito e oltre, viene invece occupato nel vincere il Guinnes dei primati della bestemmia più lunga, recuperando dal calendario persino i santi che la Chiesa non festeggia neanche più. Ma ecco che si intravede l'insegna: "Perdete ogni speranza voi che entrate" ed insieme alle altre anime dannate vi accodate per la prima manche: il parcheggio. Dopo aver attraversato tutti i gironi infernali ed essere stati sbeffeggiati persino da Lucifero in persona con il segno dell'ombrello, finalmente riusciamo a trovare un posto, talmente lontano dall'ingresso che facevamo prima a raggiugere il supermercato a piedi direttamente da casa. Ad ogni modo ci accorgiamo di una seconda enorme mancanza: la moneta da un euro per prelevare un carrello! Ma a questo punto abbiamo esaurito la lista dei santi e quindi cominciamo con le madonne mentre arriva la D'Urso per la diretta del superamento del Guinness. Quindi indossiamo la maschera del cane bastonato, mettiamo la mano a conchiglia come i lavavetri ai semafori e cerchiamo di incontrare qualche anima pia intorno che abbia moneta da cambio. Ma dopo aver ricevuto occhiatacce, sguardi di rimprovero o di commiserazione e persino qualche ringhiata sbavosa da quelli già di titorno, decidiamo che l'unico soluzione rimanente è il furto di un carrello a qualche vecchio rimbambito: cazzi loro! Così imparano ad andare a fare la spesa in orari così inappropriati. A questo punto è necessaria una digressione. Io mi chiedo: ma sarà possibile che sti vecchi devono esserci a tutte le ore? Hanno cinque giorni feriali dalle 8 di mattina alle 8 di sera per fare la spesa; non vedo la necessità di rompere i così detti anche duranti i festivi. Andatevi a fare una passeggiata al parco, a discutere di politica in piazza, ma fuori dal mio supermercato! Viceversa vi meritate proprio il furto del carrello: è il volere di Dio! L'altra cosa che non capisco è come sia possibile trovare gente nel week-end a tutte le ore. Ma dico: ma la gente non pranza? Passi per i single e i giovani la cui presenza potrebbe essere giustificata dalla tarda sveglia mattutina e dai bagordi della notte precedente. Ma le famiglie? Questi bambini che trasportano i carrelli pensando di essere con le autoscontro che ti fanno venire il desiderio di richiuderli all'interno dei banchi frigo di fianco ai loro adorati bastoncini Findus finchè non avranno raggiunto l'età della ragione? Ma torniamo "nel mezzo del cammin di nostra spesa". Dopo avere derubato il nostro carrello, scegliendo accuratamente la nostra vittima tra gli evidenti portaori di Altzaimer, iniziamo la nostra navigazione tra gli scaffali. Mancandoci la lista della spesa siamo facile preda dei canti ammaliatori delle offerte speciali, delle invitanti confezioni e dei morsi della fame. Insomma riempiamo il carrello per lo più di roba inutile, di cui non avevamo bisogno, che con ottima probabilità ammuffirà nel frigo o scadrà nella dispensa. Il banco frutta e verdura: un incrocio tra il Bancolotto e Memory: bisogna arrivare davanti alla bilancia avendo memorizzato attentamente quali numeri sono associati ad ogni prodotto. E irrimediabilmente ci ritroviamo nuovamente il vecchietto (quello del carrello...) che, dopo enorme fatica, è riuscito a raggiungere la bilancia, e ovviamente non ha la più pallida idea di cosa fare di fronte a quel mostro: e a questo punto veniamo colti dalla compassione? Assolutamente no! Avremmo solo il desiderio di riporlo nuovamente nella naftalina dalla quale è uscito per costituire costante elemento di disturbo. Quindi lo ruotiamo di 90 gradi nell'attesa che, come un robottino, proceda fino a scontrarsi verso un'altra bilancia a disturbare la spesa di qualcun altro. Insomma, dopo l'attacco di diarrea causato dal passaggio davanti al banco frigo, quello omicida al banco salumi nei confronti della signora che, data la quantità di prodotti acquistati, credo stesse preparando la festa dell'Unità, quello di panico nel momento in cui ci accorgiamo di aver dimenticato qualcosa per raggiungere la quale dovremmo rifare tutto il supermercato al contrario, nuovamente, ci accingiamo allo step conclusivo: la cassa. Ripercorriamo mentalmente tutte le conoscenze in merito al calcolo della probabilità, alle teorie del traffico e di smaltimento delle code per selezionare quella giusta ma l'unica certezza è che qualunque cassa seglieraremo accadrà qualcosa che la renderà lentissima: una persona in fila a cui non funziona la carta, che non ha i soldi, il cambiamento improvviso della cassiera con una neoassunta... Poi, quando finalmente arriva il nostro turno ci accorgiamo che, ovviamente, le buste di tela le abbiamo dimenticate a casa o nella migliore delle ipotesi in macchina, per cui siamo costretti ad acquistare quelle tecnologicissime buste biodegradabili che sono utili come l'aria calda in macchina d'estate: si degradano al tocco. Ma a questo punto ormai non ci importa più nulla. Con un mezzo sorriso degno di un'emi paresi frutto dell'isterica soddisfazione dell'aver raggiunto l'obbiettivo, possiamo sventolare con orgoglio lo stendardo simbolo della nostra vittoria: lo scontrino fiscale. Via, si torna a casa, attraversando l'ultima fase del viaggio, la manche conclusiva, quella a tempo! Scatta il timer: riusciranno i nostri eroi a rincasare prima che si scongelino i surgelati?
Ah, che bello fare la spesa!! Ma anche no.